Privacy Policy Miti e Leggende - aforismiperte

Miti e Leggende

  

Il Mito 

Il Mito, come la leggenda,  è un racconto fantastico che narra la 

storia di una comunita'. Prima di essere scritto è stato tramandato a 

voce e generalmente tenta di dare una spiegazione alle forze che 

regolano la natura. Ma la principale caratteristica del mito è la 

presenza nel racconto  di figure divine che compiono azioni 

straordinarie mischiate con elementi di verita' e di religiosita'. 

La Leggenda
 

Anche la leggenda trae il suo contenuto da fatti storici, ma a 

differenza del mito ha una collocazione piu' precisa nel tempo, 

una maggiore determinazione di luoghi, date e personaggi. 

In questi racconti non mancano comuncque gli elementi incredibili 

ma non troviamo quell'alone di mistero e di sacra religiosita' 

caratteristico del racconto mitologico. Questo tipo di narrazione 

veniva raccontata per le vie e per le piazze ed intorno ad uno stesso 

evento ciascuna regione, paese, ha elaborato la sua leggenda. 

L'agrifoglio di Natale

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 Un pastorello si svegliò all'improvviso. In cielo vide una luce nuova, una luce mai vista a quell'ora della notte. Il giovane pastorello si spaventò, lasciò il suo ovile e attraversò il bosco. Ad un tratto si trovò nel campo aperto, sotto una bellissima volta celeste. Dall'alto giunse il canto soave di due angeli.  

- "Tanta pace non può venire che da lassù!" - pensò il pastorello, che tranquillizzato sorrise. Le pecorelle, che lo avevano seguito a sua insaputa, lo guardarono stupite. In quel momento sopraggiunse molta gente. Tutti, a passi affrettati, si incamminarono verso una grotta. - "Dove andate? - chiese il pastorello. - "Non lo sai? - rispose una giovane donna. - "È nato il figlio di Dio: è sceso quaggiù per aprirci le porte del Paradiso!".  
Il pastorello si unì alla comitiva: anch'egli volle andare a vedere il Figlio di Dio. Ad un tratto però si sentì turbato: tutti avevano un dono; lui era l'unico senza avere con sé nulla da portare a Gesù. Triste e sconvolto tornò alle sue pecore. 
- "Non ho nulla... Nemmeno un fiore. Che cosa si può donare quando si è poveri come me?" - disse tra sé il giovane. Egli non sapeva che il dono più gradito a Gesù era il suo piccolo cuore buono. 
- "Ahi!" - Ad un certo punto tante spine punsero i suoi piedi nudi. Il pastorello si fermò e guardò in terra. 
- "Oh, un arbusto ancora verde!" - esclamò meravigliato.  
Era una pianta di agrifoglio, dalle foglie lucide e spinose. Il coro degli Angeli intanto sembrava avvicinarsi alla terra; c'era tanta festa attorno.
Il pastorello desiderava tanto correre alla grotta dal Santo Bambino, così decise di portare in dono un ramo del verde agrifoglio appena raccolto. Giunto alla grotta, felice, si avvicinò al bambino sorridente che sembrava attenderlo. In quel momento il pastorello si accorse di avere gocce di sangue che scendevano lungo le sue mani: erano le ferite procurate dalle spine dell'agrifoglio. In un istante esse si trasformano in palline rosse lucide, che si posarono sui verdi rami dell'arbusto che per Gesù colse. Al suo ritorno un'altra sorpresa attendeva il giovane pastorello: nel bosco, tra le lucenti foglie dell'agrifoglio, vide tutto un rosseggiare di bacche vermiglie. Da allora, da quella notte di mistero, viene offerto, in segno di augurio, alle persone care l'agrifoglio di Natale. dal web
 
 
 

La ninfa e il raggio di sole

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Tantissimo tempo fa una Ninfa bellissima viveva presso un lago. Un raggio di sole la vide e si innamorò perdutamente di lei, così scese dal cielo e le si avvicinò. Il raggio di sole era vestito con un abito lucente tutto d’oro e la Ninfa si vergognò perchè indossava un abito di perle. Sentendosi inferiore e mortificata dalla ricchezza del raggio di sole, decise di scendere sul fondo del lago dove era nascosto un immenso tesoro e di portare in superficie dell’oro da mostrare al raggio di sole.Così, la Ninfa raccolse dell’oro dal fondo del lago, ma era così pesante che la trascinò giù. La Ninfa sprofondò sempre di più e fu ricoperta dal fango. Solamente le sue mani piene d’oro rimasero visibili.Il raggio di sole la cercò ma non la trovò: la sua amata Ninfa si era trasformata in un bellissimo fiore acquatico, la Ninfea, che si apriva non appena lui spuntava e si chiudeva quando lui tramontava.  

 

 

 

La Quercia di Mago Merlino

canstock10213946In tempi antichissimi, i Celti si erano insediati in quasi ogni parte del mondo, Italia compresa. Erano politeisti ed i loro sacerdoti erano i Drudi, chiamati anche “Gli Uomini delle Querce”, poiché la Quercia è albero sacro, diretto collegamento tra il mondo degli uomini e quello delle divinità: con gli alti rami che salgono fino a toccare il cielo e le profonde radici che s’inerpicano nella terra, unisce le forze della Terra e del Cielo. I boschi di Querce attirano gli Spiriti dell’Altro Regno e del mondo delle divinità, e grazie ad esse l’uomo può mettersi in contatto con entrambi i mondi. Al termine dei loro riti, che avvenivano dunque nei boschi di Querce, i Druidi si riunivano intorno a questo albero e parlavano con lui, come si fa con un vecchio e caro amico, perché attraverso la Quercia le loro parole salivano verso il cielo, fino a raggiungere le orecchie degli Dèi. Ogni tipo di rito interessava la Quercia, anche semplici cerimonie e come anche gli stessi matrimoni. Famoso Druido è Merlino, chi non lo ricorda? La Quercia è fonte di immenso potere, elargitore massimo d’energia allo stato grezzo, infatti si narra che Merlino ricavò la Tavola Rotonda dalla Quercia, utilizzandone il legno e tutto il suo grande potere. Merlino aveva la sua Quercia, e sembra che esista ancora... alcuni dicono sia nel Galles, a Carmarthen, la sua città natale, altri nella foresta di Paimpont in Bretagna, dov’è situato anche il suo sepolcro, un maestoso Dolmen, antico monumento funerario celtico, in cui fu rinchiuso per mano della Dama del Lago. Si dice che nella foresta veleggi ancora il suo Spirito, che vibri il suo canto, al quale si uniscono le danze di Elfi e Fate che mormorano alle orecchie dei visitatori le eroiche gesta di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda. Si narra che, nella sua longeva vita da potente Mago e profeta, Merlino s’innamorò una volta soltanto, e per questo rinunciò ai suoi poteri magici, per vivere ed amare come un comune mortale, come un uomo normale. E fu così che una notte, l’ultima sua notte da Mago, Merlino si recò dinanzi ad una Quercia, la più solenne che sorgesse a Nord della foresta. Conficcò il suo famoso bastone magico a terra ed allargò le braccia, con gli occhi rivolti al cielo, pronunciando le fatali parole magiche che restano tuttora segrete. Si dice infatti, che quell’incantesimo non esistesse, fu forgiato appositamente per quella occasione, e per una volta sola, di modo che nessuno avesse potuto mai scioglierlo, né effettuare un contro incantesimo per appropriarsi del suo potere trasferito all’albero. Fu la più grande delle sue Magie, una formula magica che ebbe la forza di svegliare l’Universo... Il cielo si aprì, in un attimo le nuvole fecero spazio ad un potente fulmine che colpì nel bel mezzo la Quercia, sembrando che stesse per spaccarsi in due. Ma la grande Quercia restò integra, nemmeno bruciò, anzi, si ricoprì di una fitta spuma di verde, simile ad un muschio, che dopo secoli ancora occupa i rami dell’albero. Merlino ora era libero, libero di amare come un mortale. Questo però fu la causa della sua distruzione, poiché la giovine di cui s’innamorò era proprio lei, Viviana, altrimenti detta la Dama del Lago, che dapprima si fece confessare tutti i suoi segreti magici, lasciò che si trasformasse in un semplice uomo e poi lo intrappolò all’interno del tronco di Quercia stesso, oppure, secondo altre leggende, in quel Dolmen che ora rappresenterebbe la tua tomba. Od un grande castello di cristallo, la Torre di Vetro in cui si dice che il suo Spirito vaghi ancora, intrappolato e sofferente. La Quercia è ancora lì, millenaria, sgorgante del suo naturale potere arricchito dei gloriosi poteri magici di Merlino, alta, maestosa, ancora sorprendentemente verde... è difficile localizzarla, pochi sono riusciti a trovarla, a vederla, perché sembra che per incanto scompaia dalla foresta, e nessuno ha mai potuto disegnarne una mappa, una volta vista, una volta persa... si tramanda che aspetti un Cavaliere di cuore puro, l’erede di Merlino, un Cavaliere che vada a riscattare il suo potere, magari un altro come il grande Artorius, il mitico Re Artù... 

La grotta delle colombe

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La Grotta delle Colombe si trova a Santa Maria La Scala (frazione di Acireale in provincia di Catania) a poca distanza dallo scalo grande. Intorno a questa grotta di origine basaltica, corrosa nel tempo dal mare, vi sono due leggende. Una di esse si ricollega al mito di Aci e Galatea: la grotta serviva di rifugio ai due amanti. L'altra racconta la storia di una ninfa, Ionia, che aveva cura dei colombi che ogni inverno si rifugiavano in questa grotta. Purtroppo altre ninfe invidiose ne ostruirono l'entrata facendo morire i colombi e suscitando, così, la disperazione della ninfa che con un grido fece crollare la grotta rimanendo seppellita insieme ai suoi amici. dal web 

 

 

Metamorfosi (L'asino d'oro) - Riassunto

apuleoLucio si reca a Hypata in Tessaglia e trova ospitalità presso Milone, la cui moglie Panfila è una maga. Conquista il favore della servetta Fotide e la convince a farlo assistere a qualche incantesimo della padrona. Lucio vede Panfila per virtù di un unguento trasformarsi in gufo e chiede di potersi trasformare in gufo anche lui. Ma Fotide sbaglia unguento e Lucio diventa asino, pur conservando sentimenti e coscienza umani. Apprende che riacquisterà forma umana solo mangiando un cespo di rose. Rapito durante la notte da alcuni briganti entrati in casa di Milone, Lucio è condotto nella loro caverna, dove si trova in ostaggio una fanciulla, alla quale per distrarla una vecchia racconta la favola di Amore e Psiche (un re e una regina avevano tre figlie. Della bellissima Psiche s'innamora Amore che la fa condurre da Zefiro nel suo palazzo. Ogni notte, al buio per non essere visto, il dio va a trovarla. Psiche non resiste alla curiosità e con una lucerna illumina il volto di Amore, che fugge. Psiche tenta in ogni modo di riaverlo, finché Amore le viene in aiuto e ottiene per lei da Giove l'immortalità). Sconfitti i briganti dal fidanzato della fanciulla, Lucio cambia molti padroni, affronta molte disavventure e pericoli, è testimone dei più abietti vizi umani. Alla fine trova riparo nella appartata spiaggia di Cencrea, dove si addormenta. Avvertito in sogno da Iside interviene alla processione in onore della dea e mangia le rose che un sacerdote porta in mano. Riacquista così forma umanaIl giovane riconoscente si fa iniziare al culto di Iside e Osiride e ne diviene sacerdote. 

Metamorfosi (L'asino d'oro) -  Apuleio